Torna alla provincia di Grosseto

Capalbio

Foto © Editori dell'Acero Torre di Castel Marino

Capalbio (C.A.P. 58011) dista 59,6 chilometri da Grosseto, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene.

Capalbio conta 3.713 abitanti (Capalbiesi) e ha una superficie di 187,53 chilometri quadrati per una densità abitativa di 19,80 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 217 metri sopra il livello del mare.

Il municipio è sito in Via G. Puccini 32, tel. 0564 - 897701 fax. 0564 - 896644: l'indirizzo di posta elettronica è info@comune.capalbio.gr.it.

Cenni anagrafici: Il comune di Capalbio ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 4.014 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 3.713 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -7,50%.

Gli abitanti sono distribuiti in 1.449 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,56 componenti.

Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 196 e i 424 metri sul livello del mare.

L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 228 metri.

Copyright © Wikipedia Oratorio della Provvidenza

Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 73 attività industriali con 239 addetti pari al 22,03% della forza lavoro occupata, 101 attività di servizio con 216 addetti pari al 19,91% della forza lavoro occupata, altre 113 attività di servizio con 498 addetti pari al 45,90% della forza lavoro occupata e 26 attività amministrative con 132 addetti pari al 12,17% della forza lavoro occupata.

Risultano occupati complessivamente 1.085 individui, pari al 29,22% del numero complessivo di abitanti del comune.

Capalbio sorge su un colle situato in Maremma, a ovest dell'Argentario, a breve distanza dalla costa tirrenica.

L'economia di Capalbio si basa prevalentemente sulle industrie di materiali da costruzione e sulla produzione vitivinicola.

L'origine di Capalbio è documentata in un atto del 805 in cui si fa riferimento alla donazione di un castello sito nell'omonima località da parte di Carlo Magno all'Abbazia romana della Tre fontane.

L'etimologia del nome della località è incerta: alcuni la attribuiscono al latino "caput albulum" con il significato di "capo bianco", altri a "caput Albi" con riferimento al nome proprio di persona Albio.

Foto © Editori dell'Acero Parco dell'Uccellina

Nel corso del XII secolo le terre di Capalbio appartenevano alla famiglia degli Aldobrandeschi, che ne mantennero il controllo fino alla fine del XIII secolo, quando il territorio venne conquistato dalla città di Orvieto.

Dal 1339 il castello di Capalbio fu sotto la giurisdizione di Siena che vi dominò indisturbata per circa un secolo, con la sola breve interruzione della ascesa al potere della famiglia degli Orsini.

Il periodo senese fu economicamente fiorente, la cittadina venne fortificata attraverso la costruzione di una cinta muraria e di una imponente rocca e fu arricchito anche l'impianto urbano di case e di edifici religiosi.

Quando nel 1555 Siena venne assediata dalle truppe dell'esercito spagnolo di Carlo V alleate alla famiglia fiorentina dei Medici, anche Capalbio subì la dominazione spagnola.

A seguito della caduta della Repubblica Senese Capalbio venne assegnata da Carlo V al Granduca Cosimo I de' Medici con il quale ebbe inizio un periodo di declino economico dovuto principalmente al fenomeno del paludismo che in quel periodo interessava tutta la Maremma. La posizione quasi isolata di Capalbio e l'assenza di una rete viaria la esclusero dalle attività commerciali del granducato.

Copyright © Wikipedia Statua di Niki De Saint Phalle

La dominazione medicea perdurò fino al 1737, anno in cui, alla morte dell'ultimo discendente dei Medici la cittadina di Capalbio passò alla famiglia dei Lorena e sotto Leopoldo I di Lorena venne aggregata al territorio di Manciano perdendo dunque la propria autonomia amministrativa. Nel 1842 Leopoldo II di Lorena continuò l'operato del suo predecessore aggregando Capalbio a Orbetello.

La dominazione lorenese continuò fino all'Unità d'Italia avvenuta nel 1860 ad opera del Re Vittorio Emanuele II di Savoia.

Tra i monumenti di maggiore interesse a Capalbio segnaliamo qui la Pieve di San Nicola, l'Oratorio della Provvidenza, il Palazzo Collacchioni e il Giardino dei Tarocchi.

Tra i personaggi più illustri ai quali la cittadina di Capalbio ha dato i natali ricordiamo qui il poeta italiano Alfonso Gatto (1909-1976) esponente del movimento letterario noto come "ermetismo".

Tra le manifestazioni che periodicamente hanno luogo a Capalbio segnaliamo la tradizionale "Sagra del cinghiale" che si svolge nella seconda settimana di Settembre.